giovedì, 08 marzo 2007
Un piccolo post prima di partire alla volta di Londra. Un "bambino" mi ha consigliato di alleggerire di tanto in tanto gli argomenti del blog. Lo farò? Chissà...
Intanto oggi, ascoltando una ragazza che mi parlava dell'argomento della sua tesi di laurea, mi è venuta in mente una domanda:

SIAMO DAVVERO CONTROLLATI?

Non credo che ci intercettino telefonicamente o abbiano interesse a spiarci, ma se volessero (loro... sì, ma chi?) riuscirebbero davvero a scoprire chi siamo, cosa facciamo e cosa pensiamo?
Non credo che la risposta sia così scontata.

E ora, tutti a Downing Street....
by weird81 | commenti (2)
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venerdì, 02 marzo 2007
Ho visto pochi giorni fa la puntata di "Blu Notte" su Piazza Fontana. Sono disgustato. La mia indignazione è così pressante che mi viene da vomitare.

I volti, i  loro volti, i volti delle belve. Non li avevo mai visti bene...

Franco Freda è brizzolato, ha gli zigomi alti e taglienti come l'orlo di un foglio di carta. Purtroppo è bello. La faccia gli nasconde gli occhi, ma riesce comunque a farli notare. Potrebbe fare l'attore, Franco Freda, tanto è espressivo. Finora ha recitato solo la parte del criminale e dell'avanzo di galera.

Giovanni Ventura è un mezzo licantropo. Un' ispida barba nera gli ricopre a chiazze la faccia ovale da idiota. L'arcata delle sopracciglia arriva all'altezza delle tempie e scende a unirsi con la barba, facendo tutt'uno. Non c'è un centimetro del suo volto che non dia un'idea di lercio: le fessure che ha al posto degli occhi, il naso gigantesco da pantera in pensione, il filo di bava che sottilmente gli solca costantemente il bordo della bocca.

Delfo Zorzi è stempiato, basso e grassoccio. L'immagine di "viril ardore" e tremebonda mascolinità di quegli anni si è persa in mezzo ai quintali di sushi che ingurgita nella sua principesca residenza giapponese. Ha la bocca di un rospo e gli strati di pelle che gli ricoprono le palpebre gli creano quella soave espressione che assume chi si contorce per gli spasmi della diarrea.

Guido Giannettini, lo 007, ricorda vagamente Fantozzi. Porta una vistosa riga ai capelli e ha un naso tozzo e sformato alla Jean-Paul Belmondo. Ingiustizia vuole che le borse che ha sotto gli occhi non contengano gelignite ma soltanto insopportabile pus.

Sono solo quattro.
Ho dimenticato l'on. Andreotti, l'on. Rumor, l'on. Tanassi, e poi Maletti, Delle Chiaie, Merlino, Rognoni, Maggi, La Bruna, Pozzan, Digilio, Rauti e D'Amato.

Mi fate gioiosamente schifo. Tutti.
Sono contento di odiarvi. Sono felice di sapere che poco prima della vostra morte sarete assaliti da monumentali rimorsi. Non sto più nella pelle per il fatto che quando vi guardate allo specchio non vedete assolutamente niente, proprio come accade ai vampiri.


by weird81 | commenti (1)
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mercoledì, 28 febbraio 2007
Apro un blog, eccolo.
Non so bene a cosa serva, ma ho voglia di farlo.
E quindi eccolo.

Diciannove sono gli alberi piantati in Piazza Fontana a Milano, davanti alla Banca Nazionale dell'Agricoltura.
Ho pensato che sono più o meno quanti i morti della strage del 12 dicembre 1969. Le vittime di Piazza Fontana sono formalmente diciassette (sedici morti all'istante e uno qualche anno dopo, a causa dei danni provocati dalla deflagrazione). A queste, però, se ne aggiungono due.
Il primo è un ferroviere milanese, anarchico. Si chiamava Giuseppe (Pino) Pinelli ed è morto il 15 (oppure il 16) dicembre del 1969, cadendo dal quarto piano della Questura di Milano, dove si trovava perché indagato come responsabile della strage. Nessuna inchiesta giudiziaria ha mai stabilito con assoluta certezza se si sia suicidato o se sia stato spinto da qualcuno. Il caso è stato archiviato stabilendo che la causa fu un "malore attivo". In altre parole, delle convulsioni (o qualcosa del genere)  lo avrebbero fatto inavvertitamente precipitare: finora quasi nessuno ha creduto a questa versione dei fatti.
Il secondo è un commissario di polizia. Si chiamava Luigi Calabresi. Era in Questura, al piano di sopra, quando Pinelli cadde dalla finestra. Durante l'indagine che riguardava il misterioso incidente, ha sempre difeso i suoi uomini, sostenendo che nessuno di loro avesse gettato giù il ferroviere milanese. Il 17 maggio del 1972, un gruppo di terroristi di estrema sinistra lo uccise poichè lo riteneva responsabile morale della morte dell'anarchico milanese.
 
Fanno diciannove, esattamente come gli alberi di Piazza Fontana.

Vorrei che questo blog servisse a raccontare brevemente storie come queste, frammenti di vite andate in fumo senza motivo. Sempre che ci sia un motivo alla fine della vita.
E poi vorrei imparare a farmi delle domande. Non cerco risposte. E' che ho una scatola di punti interrogativi da consumare a mio piacimento. Ho pensato che se ogni tanto le parole del mondo si prendono una tregua, sarebbe bello non farle respirare e imparare a incalzarle con i cari punti interrogativi della mia scatola. Pensando... anche se forse non porta a niente.

Benvenuti
by weird81 | commenti (10)
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